Baron Trucio

Volgi la carta — se osi — e non troverai fortuna, bensì un manipolo di uomini armati fino ai denti, pronti a stringerti da ogni lato come lupi nella notte.
Ma il Barone Truce non indulge in simili giuochi.
Egli non volta la carta: la spezza, la lacera, e infine la consegna alle fiamme, come a cancellarne l’esistenza stessa.
Uomo d’ingegno acuto e mente stratega, non tollera errore alcuno — né in sé, né in coloro che osano seguirlo. La disciplina è la sua legge, e il fallimento il più grave dei peccati.
Molti han già pagato il prezzo della sua inflessibile volontà. Tra essi, il più tragico esempio è quello del fratello suo, Truciolo. Si narra che un giorno, per gesto tanto lieve quanto incauto, Truciolo osò starnutire sul cuscino del Barone.
All’alba seguente, di lui non rimaneva né vita… né sepolcro. Fu lo stesso Truce a decretarne il fato: lo legò con arte tanto meticolosa da non concedere scampo, e lo affidò alle acque del fiume, fredde e silenziose custodi della sua fine.
Ora elevato al rango di generale, il Barone Truce cammina temuto e disprezzato egualmente da compagni e nemici.
Nessuno osa sfidarlo, ma pochi osano fidarsi.
E il suo motto, inciso come sentenza nella pietra del destino, risuona ovunque:
“L’errore va pagato.”
"Non sono i più forti a vincere,
ma i più disperati"

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